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    <title>Blogs El Espectador</title>
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    <description>Blogs gratis y diarios en El Espectador</description>
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	<title>Blogs de Cumbia | Blogs El Espectador</title>
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        <title>Quando una cumbia vinse a San Remo</title>
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        <description><![CDATA[<p>Nota preliminare: Questo articolo è stato pubblicato in spagnolo nella rubrica che il suo autore ha sul quotidiano El Correo del Golfo, l&#8217;unico media in spagnolo nella penisola arabica con sede a Dubai. L&#8217;originale può essere letto qui: https://www.elcorreo.ae/opinion/dixon-moya/cuando-cumbia-gano-san-remo/20240217080126160393.html Il Festival della Canzone di San Remo è l&#8217;evento musicale più importante d&#8217;Italia, giunto alla sua 74a [&hellip;]</p>
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        <content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_98225" aria-describedby="caption-attachment-98225" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-98225" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Angelina-Mango-Sanremo-12022024-ella-hoy.es_-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Angelina-Mango-Sanremo-12022024-ella-hoy.es_-300x200.jpg 300w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Angelina-Mango-Sanremo-12022024-ella-hoy.es_-150x100.jpg 150w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Angelina-Mango-Sanremo-12022024-ella-hoy.es_-768x512.jpg 768w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Angelina-Mango-Sanremo-12022024-ella-hoy.es_-1024x683.jpg 1024w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Angelina-Mango-Sanremo-12022024-ella-hoy.es_.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-98225" class="wp-caption-text">Angelina Mango</figcaption></figure>
<p><strong>Nota preliminare</strong>: Questo articolo è stato pubblicato in spagnolo nella rubrica che il suo autore ha sul quotidiano <em><strong>El Correo del Golfo</strong></em>, l&#8217;unico media in spagnolo nella penisola arabica con sede a Dubai. L&#8217;originale può essere letto qui: <a href="https://www.elcorreo.ae/opinion/dixon-moya/cuando-cumbia-gano-san-remo/20240217080126160393.html">https://www.elcorreo.ae/opinion/dixon-moya/cuando-cumbia-gano-san-remo/20240217080126160393.html</a></p>
<p>Il Festival della Canzone di San Remo è l&#8217;evento musicale più importante d&#8217;Italia, giunto alla sua 74a edizione e oltre ad essere un patrimonio della cultura italiana, ha il compito di scegliere il rappresentante di quel Paese per l&#8217;Eurovision, quello spettacolo che milioni di persone, non solo in Europa, ma in tutto il mondo, si aspettano ogni anno.</p>
<p><span id="more-98224"></span></p>
<figure id="attachment_98229" aria-describedby="caption-attachment-98229" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-98229" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" srcset="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-300x198.jpg 300w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-150x99.jpg 150w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-768x508.jpg 768w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-98229" class="wp-caption-text">Angelina Mango</figcaption></figure>
<p>Ebbene, l&#8217;ultima edizione di Sanremo è indirettamente legata alla Colombia, poiché la canzone vincitrice, “La Noia” eseguita dalla giovane cantante e compositrice Angelina Mango, è una cumbia e mi dà l&#8217;opportunità di parlare dell&#8217;evoluzione e il viaggio impressionante che ha compiuto un ritmo nato sulla costa caraibica colombiana con radici africane, che ha percorso tutta l&#8217;America Latina e ora intraprende il viaggio transoceanico, approdando nelle terre italiane.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-98226" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-colombia-baile-danza-pollera-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-colombia-baile-danza-pollera-300x169.jpg 300w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-colombia-baile-danza-pollera-150x84.jpg 150w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-colombia-baile-danza-pollera-768x432.jpg 768w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-colombia-baile-danza-pollera.jpg 996w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>È necessario ricordare qualcosa della storia della cumbia. È forse il genere musicale più antico del continente americano, una manifestazione culturale contro la schiavitù, perché le sue radici affondano nella metà del XVI secolo nelle piantagioni di schiavi, come forma di protesta nascosta, quando alcuni schiavi adattarono le danze africane ancestrali, che stavano diventando un genere musicale che dalla fine del XIX secolo si manifestò nei dintorni di Cartagena de Indias come canto e danza, sia in coppia che in gruppo, e che nella sua presentazione contemporanea rappresenta il mix culturale colombiano, mescolando strumenti indigeni (flauti e cornamuse autoctone), tamburi africani, con europei (clarinetto, tromba o fisarmonica).</p>
<p>Cumbia, da una prima registrazione del musicista colombiano Luis Carlos Meyer in Messico, iniziò ad avere una grande diffusione commerciale e, senza dubbio, fu la prima manifestazione culturale colombiana che oltrepassò i confini nazionali, a partire dagli anni &#8217;30 (da evidenziare la fondazione di <em>Discos Fuentes</em> nel 1934 ), fino agli anni &#8217;70, fu molto popolare, lanciando i primi artisti nazionali conosciuti all&#8217;estero, come le Orchestre <em>Lucho Bermúdez, Pacho Galán, Los Corraleros de Majagual</em> e gruppi che eseguivano un altro leggendario ritmo colombiano, il vallenato.</p>
<p>Orchestre di vari paesi iniziarono a interpretare il ritmo colombiano, come nel caso della cubana <em>Sonora Matancera</em> o dei venezuelani <em>Los Melódicos</em> o dei <em>Billo’s Caracas Boys</em>. Forse il primo paese che cominciò a sviluppare la propria versione della cumbia fu il Messico, grazie a quelle prime registrazioni di artisti colombiani, che raggiunsero il cinema messicano, diventando veicolo per il resto del continente, o di artisti messicani, innamorati dei ritmi Colombiani, come Celso Piña. Non era quindi strano che si pensasse che la cumbia fosse originaria del paese azteco, cosa che indusse addirittura il compositore e interprete colombiano Mario Gareña a pubblicare la canzone “Yo me llamo Cumbia”, con lo scopo di chiarire l&#8217;origine della cumbia. ritmo.</p>
<p>Allo stesso modo, in Argentina fu un genere molto popolare, grazie agli album registrati da Lucho Bermúdez alla RCA Víctor in Argentina alla fine degli anni Quaranta e si consolidò grazie al <em>Cuarteto Imperial</em> negli anni Sessanta e Settanta, un gruppo originario della Colombia che Divenne cittadino argentino, poi sarebbero arrivati ​​adattamenti come cumbia villera o cumbia santafesina.</p>
<p>Negli anni &#8217;80 la Cumbia aveva già percorso migliaia di chilometri, soprattutto in tutta l&#8217;America Latina e si può dire che in ogni paese esistono versioni particolari della cumbia, adattandola con altri strumenti e fondendola con altri ritmi, diventando in alcuni casi più andina &#8230;e anche rock, pop o urban. Qualche anno fa, in un incontro sociale che condividevo con un caro collega e amico ecuadoriano, mi sforzai di chiarirgli che la cumbia era originaria della Colombia, ma non ne sembravo molto convinto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-98228" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Istituto-italiano-di-Cumbia-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Istituto-italiano-di-Cumbia-300x300.jpeg 300w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Istituto-italiano-di-Cumbia-150x150.jpeg 150w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Istituto-italiano-di-Cumbia-768x768.jpeg 768w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/Istituto-italiano-di-Cumbia.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Quello che non sapevo era che la cumbia aveva comprato un biglietto aereo, arrivando in Italia, anche se uno dei cantanti colombiani più riconosciuti di musica tropicale, negli anni &#8217;70 e &#8217;80, Rodolfo Aicardi, aveva un padre italiano, non credo è stato giocato nel paese europeo. Suppongo che gli italiani abbiano conosciuto la cumbia attraverso le versioni argentine, creandone un proprio adattamento. Chi ascolta “<em>La Noia</em>” di Angelina Mango troverà una somiglianza molto lontana con l&#8217;originale cumbia colombiana, forse nel battito dei tamburi, ma questo è ciò che accade con una manifestazione culturale a vocazione globale. Forse uno di questi giorni avremo una versione di K Pop cumbia, per ora in Italia c&#8217;è l&#8217;Istituto Italiano Di Cumbia, con canzoni in spagnolo e italiano e nel suo repertorio ci sono opere colombiane.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-98227" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-300x169.jpeg 300w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-150x84.jpeg 150w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-768x432.jpeg 768w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-1024x576.jpeg 1024w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia-1200x675.jpeg 1200w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/cumbia.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Per coloro che non hanno ascoltato la cumbia colombiana originale, consiglio alcuni classici: “<em>Colombia, Tierra Querida</em>”, “<em>La Pollera Colorá</em>” o “<em>La Piragua</em>”, tra i tanti. Questo è il caso delle canzoni, ma la danza non ha paragoni e qualsiasi colombiano, anche se non caraibico, quando sente il ritmo originale, ha automaticamente l&#8217;impulso di ballarlo. Per gli amici stranieri che non hanno visto la danza della cumbia colombiana, su YouTube troverete esempi, come i seguenti, dell&#8217;Ufficio del Sindaco di Barranquilla:</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=HN1PHJE1ZFE">https://www.youtube.com/watch?v=HN1PHJE1ZFE</a></p>
<p>La Cumbia, un migrante meticcio che è l&#8217;eredità della Colombia nel mondo.</p>
<p><strong>Dixon Acosta Medellín</strong></p>
<p>Il suo nome è Dixon Moya, diplomatico di carriera colombiano, scrittore per vocazione. In quello che una volta si chiamava Twitter, durante la ricreazione lo trovano come @dixonmedellin</p>

<div class="wp-block-avatar"><img alt='Avatar de Dixon Acosta Medellín (@dixonmedellin)' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fb152a4a46a3734a1b8e6fdd7316948ab2da725df873fa1b60ea4c658c367972?s=96&#038;d=https%3A%2F%2Fblogsnew.s3.amazonaws.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F08%2F07232150%2Filu_defecto.webp&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fb152a4a46a3734a1b8e6fdd7316948ab2da725df873fa1b60ea4c658c367972?s=192&#038;d=https%3A%2F%2Fblogsnew.s3.amazonaws.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F08%2F07232150%2Filu_defecto.webp&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-96 photo wp-block-avatar__image' height='96' width='96' /></div>

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<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="677" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548.jpg 1024w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-150x99.jpg 150w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-300x198.jpg 300w, https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2024/02/angelina-mango-sanremo-2024-billboard-1548-768x508.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>


<p></p>
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        <author>Dixon Acosta Medellín (@dixonmedellin)</author>
                    <category>Líneas de arena</category>
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        <pubDate>Sat, 17 Feb 2024 07:57:34 +0000</pubDate>
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        <title>Totó la Momposina (1940)</title>
        <link>https://blogs.elespectador.com/cultura/ella-es-la-historia/toto-la-momposina-1940/</link>
        <description><![CDATA[<p>En la aldea de Talaigua existe un pueblito ubicado al interior de una isla situada en el descomunal río Magdalena, ese río que nace en los Andes y desemboca en el Mar Caribe. El pueblito tiene el nombre de Mompox, y de allí que Sonia Bazanta Vides haya elegido el seudónimo de “Momposina”. Ella es [&hellip;]</p>
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        <content:encoded><![CDATA[<p>En la aldea de Talaigua existe un pueblito ubicado al interior de una isla situada en el descomunal río Magdalena, ese río que nace en los Andes y desemboca en el Mar Caribe. El pueblito tiene el nombre de Mompox, y de allí que Sonia Bazanta Vides haya elegido el seudónimo de “Momposina”. Ella es una mezcla racial de aborígenes y españoles, cuando en el siglo XVI los indígenas rehuyeran a los conquistadores refugiándose en lo más profundo de los bosques, pero en años posteriores conseguirían mezclarse, comenzando de esta manera una nueva cultura sincrética, nutrida de dos mundos. Esta identidad pudo reconocerla siempre la cantautora colombiana: “La música que yo hago tiene sus raíces en una raza mixta; siendo africana e india, el corazón de la música es completamente percutiva.” Y es que estos ritmos de los tambores no sólo se alojaban en sus genes ancestrales, ya que los encontraría en la primera línea sanguínea junto al par de músicos que fueron sus padres. Así mismo la música en su familia tanto por vía materna como por vía paterna se remonta a varias generaciones. El abuelo Bazanta era un experto en el clarinete y director de una banda en Magangué, su padre era percusionista y su madre cantante y bailarina. De esta forma toda su familia vivía en torno a los ritmos de la música de la costa Caribe, siendo ella el fruto más fino de una dinastía que alcanzaría su fulgor toda vez que fuera la receta perfecta, el conjunto y el bagaje de un conocimiento legendario, y que desde muy joven quiso explayar al permitirse recorrer los distintos parajes de la costa Atlántica, indagando y conociendo de los pueblos caribeños las distintas formas de hacer música, así como sus tradiciones y costumbres propias. Momposina era ya una prometedora cantante y bailarina, contaba con la belleza, la fuerza y el talento, y ahora lo único que quedaba era pulir ese diamante en bruto hasta lograr sacarle todo el brillo. En Talaigua tendría a Ramona Ruíz como su mentora. Se trataba de una cantadora y voz líder del Chande, que eran las fiestas de la comunidad, y cuyos bailes interpretaría años más tarde Totó la Momposina sobre los escenarios de todo el mundo. Siendo todavía una adolescente, Totó integra una banda familiar que cobró cierta notoriedad a nivel local, ya que solían hacer apariciones frecuentes en <em>Acuarelas, </em>un conocido programa televisivo que se emitía cada sábado y en el que la familia bailaba al son del mapalé, el bullerengue y la cumbia. Por esos años Colombia estaba viviendo un conflicto que luego sería conocido como el período de La Violencia, donde liberales y conservadores se asesinaban por montones, y sería debido a este conflicto que la familia de los Bazanta Vides tuvo que mudarse a Barrancabermeja. Era un ambiente de terror, y en su infancia era común que Totó se topara en las calles con los muertos que habían dejado los tiroteos recientes, por lo que la familia tuvo que trasladarse a Villavicencio y un tiempo después instalarse finalmente en la capital. Su madre quiso mantener encendida la llama de la música, por lo que llevaría consigo todo el arsenal de instrumentos autóctonos del Caribe, e hizo de su casa en el barrio Restrepo un espacio de encuentro donde acudían los más prestantes músicos del folklor Caribe y que residenciaban en Bogotá. Tal es el caso de Pacho Galán, Lucho Bermúdez, Aníbal Vásquez, Los Gaiteros de San Jacinto, entre otros. Su hogar también sirvió de hogar para estudiantes que provenían de la costa y que no tenían dónde alojarse o a quién acudir. Totó estudió en el conservatorio de la Universidad Nacional de Colombia y luego de su graduación comenzaría a darle forma a su producto propio. Combinó sus raíces y revitalizó los ritmos de la gaita, el porro, el sexteto y la chalupa. Supo integrar a sus espectáculos el sensual y cadente baile de la cumbia con el colorido de sus trajes, mezcla de la cultura indígena y española. La danza sugiere un cortejo en donde las mujeres sostienen una vela encendida en una de sus manos mientras los hombres esperan por su encuentro cercándolas en un corrillo. Sería así como su propuesta permitió que su país y el mundo entero se enterara de una pieza de arte que hasta el momento parecía desconocida. Fue ella quien hizo conocer la cumbia en todo el mundo, y su música estuvo acompañada por las letras tradicionales que expresaban las costumbres y el repertorio oral de los pueblos caribeños, acabando de darle forma a un producto genuino y digno de ser reconocido en todo el mundo. Su música se fue a recorrer los distintos países y junto a su grupo musical se iría de gira por Polonia, Suecia, Yugoslavia, Inglaterra, la Unión Soviética, la República Democrática Alemana y también en Alemania Occidental. En 1982 Gabriel García Márquez la invitó junto a una comitiva cultural para que lo acompañara durante la premiación del Premio Nobel en la ciudad de Estocolmo. Muchos creían que la comitiva pudiera resultar ridiculizada, pero contrario a esto gozó de la aceptación del público que disfrutó con un espectáculo que les ofrecía la música decantada de los pueblos del Caribe colombiano. Ese mismo año grabó un disco en Francia, <em>Totó la Momposina y sus tambores, La Colombie,</em> y se matriculó en la Universidad de La Sorbona, en París, para luego viajar a Centroamérica y profundizar sus estudios en Santiago de Cuba. En 1989 lanza un álbum patrocinado por el colectivo boliviano <em>Boliviamante, </em>y en 1991 participa de varios festivales en diversos países tales como Japón, Canadá, España, Finlandia y también en México, donde se presentó en los festivales de Cervantino de Guanajuato y en el de La Música del Caribe en Cancún. Pero sería en 1993 por medio de la fundación Peter Gabriel y el sello discográfico Real World Records cuando el álbum <em>La Candela Viva </em>vería la luz, y con este gran éxito el pleno reconocimiento mundial de la música que mejor sabía interpretar el folklor colombiano. En 1992 viaja a Sevilla para representar a Colombia en la Feria Mundial, y de la mano de MTM Colombia publicará dos álbumes de gran éxito: <em>Carmelina </em>de 1995 y <em>Pacantó </em>de 1998. En 1999 es galardonada con los Congos de Oro del Festival de Barranquilla en la categoría “Lo nuestro”, premio con el que volvería a alzarse una década después. Para 2002 es nominada al Premio Grammy Latino en la categoría Mejor Álbum Tropical Tradicional por <em>Gaitas y Tambores. </em>En el 2006 se le distinguió con el premio a la trayectoria del Festival Womex, que “rinde homenaje a los artistas que han desarrollado un trabajo destacado de influencia en la vida cultural de su país y con proyección al mundo entero.” Para el 2009, con el apoyo de Astar Artes, lanza su álbum <em>La bodega, </em>y al año siguiente sería invitada a participar de la conmemoración del Bicentenario de Argentina, donde se reunirá con un selecto grupo de músicos latinos. En 2013 se le otorgó el Premio Grammy Latino Especial a la Excelencia Musical, y que le concedieron como un reconocimiento a su trayectoria excepcional y a su importante contribución artística. Dos álbumes más recientes: <em>Tamborero </em>con Real World Records, y del 2014 <em>El asunto, </em>con la producción de Sony Colombia. A lo largo de su carrera se ha reunido con personajes notables y con quienes ha compartido canciones y espectáculos: Gilberto Gil, Calle 13, Pablo Milanés, Jorge Celedón, Manu Chau, Carlos Vives y León Gieco, por citar algunos. En el 2017 la Universidad Pedagógica Nacional de Colombia le concede el título de Doctora Honoris Causa. Totó la Momposina es reconocida, sin dudarlo, como una de las figuras más importantes y representativas de Colombia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-85473" src="https://blogs.elespectador.com/wp-content/uploads/2021/08/218.-TOTÓ-LA-MOMPOSINA.jpg" alt="TOTÓ LA MOMPOSINA" width="259" height="194" /></p>
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        <author>Milanas Baena</author>
                    <category>Ella es la Historia</category>
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        <pubDate>Fri, 31 Mar 2023 21:42:29 +0000</pubDate>
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