Angelina Mango

Nota preliminare: Questo articolo è stato pubblicato in spagnolo nella rubrica che il suo autore ha sul quotidiano El Correo del Golfo, l’unico media in spagnolo nella penisola arabica con sede a Dubai. L’originale può essere letto qui: https://www.elcorreo.ae/opinion/dixon-moya/cuando-cumbia-gano-san-remo/20240217080126160393.html

Il Festival della Canzone di San Remo è l’evento musicale più importante d’Italia, giunto alla sua 74a edizione e oltre ad essere un patrimonio della cultura italiana, ha il compito di scegliere il rappresentante di quel Paese per l’Eurovision, quello spettacolo che milioni di persone, non solo in Europa, ma in tutto il mondo, si aspettano ogni anno.

Angelina Mango

Ebbene, l’ultima edizione di Sanremo è indirettamente legata alla Colombia, poiché la canzone vincitrice, “La Noia” eseguita dalla giovane cantante e compositrice Angelina Mango, è una cumbia e mi dà l’opportunità di parlare dell’evoluzione e il viaggio impressionante che ha compiuto un ritmo nato sulla costa caraibica colombiana con radici africane, che ha percorso tutta l’America Latina e ora intraprende il viaggio transoceanico, approdando nelle terre italiane.

È necessario ricordare qualcosa della storia della cumbia. È forse il genere musicale più antico del continente americano, una manifestazione culturale contro la schiavitù, perché le sue radici affondano nella metà del XVI secolo nelle piantagioni di schiavi, come forma di protesta nascosta, quando alcuni schiavi adattarono le danze africane ancestrali, che stavano diventando un genere musicale che dalla fine del XIX secolo si manifestò nei dintorni di Cartagena de Indias come canto e danza, sia in coppia che in gruppo, e che nella sua presentazione contemporanea rappresenta il mix culturale colombiano, mescolando strumenti indigeni (flauti e cornamuse autoctone), tamburi africani, con europei (clarinetto, tromba o fisarmonica).

Cumbia, da una prima registrazione del musicista colombiano Luis Carlos Meyer in Messico, iniziò ad avere una grande diffusione commerciale e, senza dubbio, fu la prima manifestazione culturale colombiana che oltrepassò i confini nazionali, a partire dagli anni ’30 (da evidenziare la fondazione di Discos Fuentes nel 1934 ), fino agli anni ’70, fu molto popolare, lanciando i primi artisti nazionali conosciuti all’estero, come le Orchestre Lucho Bermúdez, Pacho Galán, Los Corraleros de Majagual e gruppi che eseguivano un altro leggendario ritmo colombiano, il vallenato.

Orchestre di vari paesi iniziarono a interpretare il ritmo colombiano, come nel caso della cubana Sonora Matancera o dei venezuelani Los Melódicos o dei Billo’s Caracas Boys. Forse il primo paese che cominciò a sviluppare la propria versione della cumbia fu il Messico, grazie a quelle prime registrazioni di artisti colombiani, che raggiunsero il cinema messicano, diventando veicolo per il resto del continente, o di artisti messicani, innamorati dei ritmi Colombiani, come Celso Piña. Non era quindi strano che si pensasse che la cumbia fosse originaria del paese azteco, cosa che indusse addirittura il compositore e interprete colombiano Mario Gareña a pubblicare la canzone “Yo me llamo Cumbia”, con lo scopo di chiarire l’origine della cumbia. ritmo.

Allo stesso modo, in Argentina fu un genere molto popolare, grazie agli album registrati da Lucho Bermúdez alla RCA Víctor in Argentina alla fine degli anni Quaranta e si consolidò grazie al Cuarteto Imperial negli anni Sessanta e Settanta, un gruppo originario della Colombia che Divenne cittadino argentino, poi sarebbero arrivati ​​adattamenti come cumbia villera o cumbia santafesina.

Negli anni ’80 la Cumbia aveva già percorso migliaia di chilometri, soprattutto in tutta l’America Latina e si può dire che in ogni paese esistono versioni particolari della cumbia, adattandola con altri strumenti e fondendola con altri ritmi, diventando in alcuni casi più andina …e anche rock, pop o urban. Qualche anno fa, in un incontro sociale che condividevo con un caro collega e amico ecuadoriano, mi sforzai di chiarirgli che la cumbia era originaria della Colombia, ma non ne sembravo molto convinto.

Quello che non sapevo era che la cumbia aveva comprato un biglietto aereo, arrivando in Italia, anche se uno dei cantanti colombiani più riconosciuti di musica tropicale, negli anni ’70 e ’80, Rodolfo Aicardi, aveva un padre italiano, non credo è stato giocato nel paese europeo. Suppongo che gli italiani abbiano conosciuto la cumbia attraverso le versioni argentine, creandone un proprio adattamento. Chi ascolta “La Noia” di Angelina Mango troverà una somiglianza molto lontana con l’originale cumbia colombiana, forse nel battito dei tamburi, ma questo è ciò che accade con una manifestazione culturale a vocazione globale. Forse uno di questi giorni avremo una versione di K Pop cumbia, per ora in Italia c’è l’Istituto Italiano Di Cumbia, con canzoni in spagnolo e italiano e nel suo repertorio ci sono opere colombiane.

Per coloro che non hanno ascoltato la cumbia colombiana originale, consiglio alcuni classici: “Colombia, Tierra Querida”, “La Pollera Colorá” o “La Piragua”, tra i tanti. Questo è il caso delle canzoni, ma la danza non ha paragoni e qualsiasi colombiano, anche se non caraibico, quando sente il ritmo originale, ha automaticamente l’impulso di ballarlo. Per gli amici stranieri che non hanno visto la danza della cumbia colombiana, su YouTube troverete esempi, come i seguenti, dell’Ufficio del Sindaco di Barranquilla:

https://www.youtube.com/watch?v=HN1PHJE1ZFE

La Cumbia, un migrante meticcio che è l’eredità della Colombia nel mondo.

Dixon Acosta Medellín

Il suo nome è Dixon Moya, diplomatico di carriera colombiano, scrittore per vocazione. In quello che una volta si chiamava Twitter, durante la ricreazione lo trovano come @dixonmedellin

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